Il messaggio “Barriera luminosa di sicurezza SEMG – nessuna configurazione valida” spesso indica un settaggio mancante o errato. Pertanto, controllare prima la configurazione del dispositivo per garantire una messa in funzione corretta.
Per ulteriori informazioni e per trovare la soluzione più adatta, consultare l’articolo pubblicato su automation-inside: Perché la barriera luminosa di sicurezza SEMG indica “nessuna configurazione valida”?
Sì. Con l’ausilio del cavo adattatore ZC7V003 (M12 × 1, 8-pin su M12 × 1, 5-pin) è possibile collegare il ricevitore con un cavo di collegamento 5-pin.
Con questa variante di collegamento, la barriera fotoelettrica di sicurezza viene parametrizzata per il funzionamento sicuro senza monitoraggio contatti. Il pulsante di conferma e i contattori esterni possono essere monitorati tramite un relè di sicurezza esterno.
Il cablaggio, il settaggio e la convalida della funzione di sicurezza devono essere eseguiti in conformità al manuale d’uso e ai requisiti di sicurezza richiesti.
L’altezza del campo protetto definisce l’area in cui un oggetto di prova standardizzato viene riconosciuto in modo sicuro dalla barriera fotoelettrica di sicurezza. Quest’area può superare la lunghezza custodia.
Ad esempio, la barriera fotoelettrica di sicurezza SEMG420 ha una lunghezza custodia di 1.512 mm, mentre l’altezza del campo protetto è di 1.527 mm. La zona protetta è quindi complessivamente più grande di 15 mm e sporge di 7,5 mm dal dispositivo su entrambe le estremità della custodia.
In questo modo, un’asta di prova da 30 mm penetra ancora di 22,5 mm nel raggio di luce più esterno, anche in corrispondenza del bordo, e fa scattare in modo affidabile il dispositivo di sicurezza senza contatto (DPSC).
La cassetta muting viene collegata al collegamento di espansione del ricevitore. Questo fornisce gli ingressi/input necessari per la funzione di muting:
- E1: sensore muting 3, arresto del nastro, enable del muting completo o collegamento in cascata
- E2: sensore muting 4, enable del muting o collegamento in cascata
- E3: sensore muting 1
- E4: sensore muting 2
- RES: Reset o Override
Il collegamento di sistema è previsto, tra l’altro, per le uscite di sicurezza OSSD1 e OSSD2, la fonte di tensione e altre funzioni diagnostiche e di controllo.
L’assegnazione precisa e il settaggio devono essere effettuati secondo il manuale d’uso della versione SEFG utilizzata.
L’impostazione della portata consente di adattare la potenza di trasmissione della barriera fotoelettrica di sicurezza alla distanza effettiva tra emettitore e ricevitore. Una potenza di trasmissione ridotta limita la portata del segnale luminoso. In questo modo si evita che le barriere di sicurezza adiacenti vengano influenzate, in particolare quando più dispositivi sono installati in prossimità l’uno dell’altro.
La portata deve essere impostata in modo tale da garantire una comunicazione affidabile tra emettitore e ricevitore.
Gli ingressi di tensione IN1 e IN2 servono per l’alimentazione a due canali o l’abilitazione delle uscite di sicurezza OSSD1 e OSSD2.
In caso di collegamento in serie, i segnali OSSD del precedente meccanismo di ritenuta di sicurezza vengono inviati agli ingressi/input IN1 e IN2 del dispositivo successivo. Se tutti i dispositivi di sicurezza collegati sono abilitati, i segnali vengono inoltrati al comando di sicurezza.
Non appena un dispositivo richiede lo stato di sicurezza, la catena di segnale a due canali viene interrotta e il sistema di valutazione della sicurezza a valle viene attivato di conseguenza.
Un esempio di applicazione è il meccanismo di ritenuta di sicurezza elettromagnetico SD4ICS01SE89. Esso dispone di due uscite di sicurezza OSSD ed è idoneo al collegamento in serie.
La risoluzione indica la dimensione minima dell’ostacolo che viene rilevata in modo affidabile in ogni punto all’interno della zona protetta. Se un oggetto di queste dimensioni interrompe la zona protetta, le uscite di sicurezza passano allo stato sicuro e attivano il comando di spegnimento previsto.
La risoluzione richiesta dipende dalla specifica applicazione. A seconda che si debbano proteggere, ad esempio, le dita o le mani, viene utilizzata una barriera fotoelettrica di sicurezza con una risoluzione adeguata.
Un’uscita OSSD è un’uscita di commutazione orientata alla sicurezza che collega un dispositivo di sicurezza senza contatto al controllo di sicurezza a valle. OSSD sta per “Output Signal Switching Device”.
Ad esempio, se la zona protetta di una barriera fotoelettrica di sicurezza viene interrotta o se viene rilevato un errore rilevante per la sicurezza, le uscite OSSD passano allo stato OFF. L’unità di controllo di sicurezza valuta questo segnale e avvia la reazione di sicurezza prevista.
I sensori di sicurezza sono generalmente dotati di due uscite separate: OSSD1 e OSSD2. Entrambi i canali devono essere valutati indipendentemente l’uno dall’altro in termini di sicurezza.
Nel caso di una barriera unidirezionale di sicurezza, il rilevamento del segnale avviene su un canale tra emettitore, ricevitore e analisi di sicurezza. La centralina di analisi monitora questa catena di segnali tramite un segnale di prova e fornisce quindi due uscite di sicurezza separate: OSSD1 e OSSD2.
L’elaborazione a due canali dei segnali OSSD non aumenta tuttavia a posteriori il performance level dell’architettura del sensore a canale singolo a monte. L’intero sistema composto da barriera unidirezionale di sicurezza e centralina di analisi idonea raggiunge quindi il performance level c ai sensi della norma EN ISO 13849-1.
A tal fine, occorre innanzitutto determinare il tempo di reazione complessivo del sistema di sicurezza. Esso si compone del tempo di risposta del dispositivo di sicurezza senza contatto, del tempo di reazione del sistema di controllo di sicurezza e del tempo di inerte della macchina.
Nella pratica, il tempo di inerte viene misurato direttamente sulla macchina con un apposito strumento di misura. Sulla base del valore misurato è possibile calcolare la distanza di sicurezza necessaria:
S = (K × T) + C
In questo caso vale quanto segue:
- S: distanza di sicurezza necessaria
- K: velocità di avvicinamento definita
- T: tempo di risposta totale del sistema
- C: distanza aggiuntiva in funzione dell’applicazione
La distanza esistente tra la zona protetta e la zona di pericolo deve corrispondere almeno al valore calcolato. Sono determinanti il tempo di inerte più sfavorevole rilevato, nonché le indicazioni contenute nella valutazione dei rischi, nel manuale d’uso e nelle norme vigenti.
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